La terapia della corsa.

Come cadere ed rialzarsi più forti di prima?

Sii fiducioso quando cadi e sei per terra spaventato. Inginocchiati, allacciati le scarpe e vai avanti.

Qualche anno fa ho affrontato un periodo difficile: la separazione. Lui va via e poi che succede? Sono meravigliosamente rinata. C’è voluto tempo, chilometro dopo chilometro.

Sì, sono stata separata.

E’ successo qualche tempo fa ormai: in 24 ore tutto il mio mondo è stato distrutto. Un treno si è affacciato alla finestra, guardavo fuori e mi ha travolto. Senza capire i ma, i se e i perché il pavimento si è aperto sotto di me, come una botola nascosta, ed io sono sprofondata.

Lo amavo ed è stato uno dei dolori più grandi provati fino a quel momento, ma voglio raccontarvi altro.

Quando ero là, per terra, in pezzi, di lacrime e disperazione, è accaduto qualcosa di semplice e straordinario.

E’ accaduto l’inevitabile.

Mi sono inginocchiata e, ho allacciato le scarpe, per correre.

Era settembre. Ho iniziato a trascinarmi fuori da casa per ritrovarmi.

A giorni alterni, pazientemente mi sono inginocchiata, allacciata le scarpe e sono andata a correre.

L’appuntamento con un amico è stato il mio stimolo iniziale. Quando non avevo voglia, quando ero nauseata dalle giornate e la rabbia m’inghiottiva, trovavo solo una cosa utile da fare: tenere fede al mio impegno di allacciarmi le scarpette.

Quando non hai voglia di correre hai più bisogno di correre.

Non è esistito e ancora oggi non c’è un giorno in cui dopo aver corso non mi sia sentita meglio.

Correre con il vento.

Correre nella pioggia.

Sull’asfalto, sulla ghiaia, al mare, per le strade di campagna, al parco, io correvo.

Ogni volta stavo meglio. Ogni volta ero più leggera. Ogni volta ho lasciato lungo la strada un piccolo pezzo di sofferenza e dolore.

Nelle settimane che scorrevano sotto le mie scarpe da running, sono diventata più forte e …magra!

Il mio corpo cambiava; prendendo una forma più sinuosa e la mia mente era sempre più in equilibrio con il mio corpo.

Avevo un progetto ambizioso.

Correre la mezza maratona di Busto Arsizio l’8 novembre, a seguire Uta il 22 novembre e per finire il 6 dicembre a Cagliari.

A vederlo cosi era un elefante di 66 km, ma avevo deciso di mangiarmelo un pezzetto di 21 chilometri alla volta.

Avevo bisogno di stancarmi, sentire il sacrificio, lo sforzo e tagliare l’arrivo ed essere fiera di, e con me stessa.

L’8 novembre arrivò e fu una gioia, chiudere migliorando il mio tempo gara.

Arrivò il 22 novembre e fu una gioia rifare altri 21 km.

E infine arrivò dicembre.

Avevo quasi mangiato tutto l’elefante.

E’ stato bello chiudere la mezza di Cagliari, con il mio miglior tempo di sempre.

Un’ immensa gioia rigava il mio viso.

Tutta quella preparazione e quel sacrificio mi avevano ridato me stessa.

Ed ero orgogliosa di aver concluso tre gare in un mese. E’ stata tanta la voglia di correre, ma solo dopo mi sono accorta che avevo voglia di andarmi incontro.

Davanti allo specchio c’era la nuova me.

La corsa è stata la mia terapia del dolore.

La corsa è stata il mio regalo per tornare a sorridere.

La corsa è quello che non ti aspetti quando t’inginocchi e allacci le scarpette.

La corsa mi ha ridato me stessa e la gioia del momento presente. La serenità di guardare al futuro.

In qualunque situazione orribile tu ti possa trovare, per quanto tu possa essere caduto in basso e in mille pezzi.

Sii fiducioso quando cadi e sei per terra spaventato. Inginocchiati, allacciati le scarpe e vai avanti.